
Quanto carico allenante settimanale ti serve?
- aleamirunningcoach

- 27 ago
- Tempo di lettura: 5 min
Un runner che prepara una 10 km e un ultramaratoneta non possono avere lo stesso carico allenante settimanale. Ma nemmeno due persone con lo stesso obiettivo, lo stesso personale e la stessa età. Il punto non è trovare il numero perfetto di chilometri: è costruire una settimana che ti faccia crescere senza chiedere al tuo corpo più di quanto sia pronto a sostenere.
Quando il carico è troppo basso, il miglioramento rallenta e la gara sembra arrivare sempre prima della condizione. Quando è troppo alto, spesso il corpo presenta il conto con stanchezza persistente, prestazioni che peggiorano, piccoli dolori che non passano o un infortunio vero e proprio. Allenarsi bene significa stare in mezzo a questi due estremi, con un piano che rispetti la tua storia e la tua vita.
Che cos'è davvero il carico allenante settimanale
Il carico allenante non coincide con i chilometri corsi. La distanza è un dato utile, ma da sola racconta solo una parte della settimana. Dieci chilometri lenti e dieci chilometri con ripetute non producono lo stesso stress. Una corsa in pianura e una seduta su sentieri tecnici con dislivello non richiedono lo stesso recupero.
Per leggere il carico in modo utile bisogna considerare volume, intensità, frequenza e densità delle sedute. Il volume riguarda chilometri e tempo totale di corsa. L'intensità misura quanto è impegnativo lo sforzo. La frequenza indica quante volte corri, mentre la densità descrive come distribuisci gli allenamenti duri e i recuperi durante la settimana.
A questi elementi si aggiunge il contesto. Dormi poco? Hai un lavoro fisicamente o mentalmente pesante? Stai attraversando un periodo di stress? Hai appena ripreso dopo un infortunio? Il tuo corpo non separa in compartimenti stagni la corsa dal resto della vita. Per questo una tabella efficace non è mai soltanto una sequenza di ritmi e chilometri.
Perché il carico non può essere copiato da un altro runner
È facile guardare un amico che corre 80 chilometri a settimana e pensare che servano anche a te per migliorare. In realtà, quel volume potrebbe essere ideale per lui e eccessivo per te, oppure insufficiente per un altro atleta più esperto. Il carico sostenibile dipende da anni di pratica, caratteristiche fisiche, disponibilità di tempo, recupero e obiettivo specifico.
Un principiante strutturato può progredire molto con tre uscite ben organizzate, senza rincorrere numeri elevati. Un atleta che prepara una maratona, invece, avrà bisogno di sviluppare resistenza specifica con gradualità. Per chi affronta trail e ultradistanze, contano anche dislivello, terreno, durata delle uscite e gestione energetica. Il chilometraggio resta utile, ma non può essere l'unico metro di giudizio.
Anche la fase della preparazione cambia tutto. In un periodo di costruzione si può aumentare gradualmente il volume aerobico; vicino alla gara, il lavoro diventa più mirato e il recupero assume un peso ancora maggiore. Nelle settimane di scarico il carico si riduce volontariamente: non è una perdita di forma, ma parte del processo che permette di assimilare il lavoro svolto.
Come valutare il tuo carico senza complicarti la vita
Non serve trasformare ogni allenamento in un esperimento di laboratorio. Serve osservare dati semplici con costanza, mettendoli in relazione con le tue sensazioni. Il primo riferimento è il diario: annota durata, chilometri, tipo di seduta e percezione dello sforzo.
Una scala da 1 a 10 è spesso sufficiente. Dopo l'allenamento, chiediti quanto è stato impegnativo nel suo insieme: 2 o 3 per una corsa molto facile, 5 o 6 per un medio controllato, 8 o 9 per una seduta davvero intensa. Moltiplicando il valore percepito per i minuti di attività ottieni una stima semplice del carico della singola seduta. Non deve diventare un'ossessione, ma aiuta a vedere ciò che i soli chilometri nascondono.
Osserva poi i segnali della settimana. Se le gambe restano pesanti per giorni, il sonno peggiora, il battito a riposo sale rispetto al tuo solito, la voglia di correre sparisce o i ritmi facili diventano faticosi, probabilmente il problema non è la motivazione. Può essere un carico troppo alto, oppure una distribuzione poco equilibrata.
Al contrario, se recuperi sempre bene, chiudi le sedute con margine e mantieni costanza per diverse settimane, hai una base da cui progredire. Il miglior indicatore non è l'allenamento eroico del sabato, ma la capacità di ripetere un buon lavoro nel tempo.
I dati sono utili, ma non sostituiscono le sensazioni
Orologio, frequenza cardiaca, ritmo e potenza possono essere strumenti preziosi, soprattutto per chi ha già esperienza. Ma nessun dispositivo sa con precisione come hai dormito, quanto stress stai vivendo o se quel fastidio al polpaccio sta cambiando il tuo modo di correre.
Usa i dati per fare domande, non per ignorare ciò che senti. Se il programma indica un lavoro di qualità ma il recupero è insufficiente, modificare la seduta non significa fallire. Significa proteggere la continuità, che nella corsa vale più di una giornata perfetta.
Aumentare il carico con metodo
La regola del 10% viene spesso citata come se fosse universale. Può offrire un riferimento prudente, ma non è una legge. Passare da 20 a 22 chilometri è diverso dal passare da 80 a 88, e aggiungere chilometri facili non ha lo stesso impatto dell'inserire ripetute, salite o un lungo più impegnativo.
Meglio ragionare per blocchi di alcune settimane. Si aumenta un elemento alla volta: qualche minuto di corsa facile, una lieve estensione del lungo, una seduta di qualità più strutturata. Poi si lascia spazio all'adattamento con una settimana più leggera o con un carico stabile. Questa alternanza permette ai muscoli, ai tendini e al sistema nervoso di assimilare davvero il lavoro.
Un errore frequente è sommare tutto nello stesso momento: più chilometri, più velocità, più palestra e più dislivello. All'inizio può sembrare di stare facendo progressi rapidi, ma il rischio è accumulare fatica senza accorgersene. Per migliorare i tempi non devi allenarti sempre forte: devi allenarti in modo ripetibile.
Distribuire bene le sedute nella settimana
Una settimana equilibrata non mette gli allenamenti più duri uno accanto all'altro. Dopo ripetute, soglia, salite impegnative o lungo specifico serve un recupero adeguato, che può essere riposo completo, corsa molto facile o attività complementare a bassa intensità.
Per molti runner, la maggior parte del tempo dovrebbe rimanere a intensità facile. Non perché la corsa lenta sia meno importante, ma perché costruisce la base su cui possono funzionare le sedute veloci. Se ogni uscita diventa una prova da superare, il carico sale rapidamente e la qualità vera tende a scomparire.
La forza merita una considerazione a parte. Inserita bene, aiuta l'economia di corsa e la prevenzione degli infortuni. Inserita senza tenere conto della fatica delle gambe, può rendere più difficile recuperare. Anche qui conta la collocazione: una sessione pesante di squat prima di ripetute importanti richiede una valutazione diversa rispetto a un lavoro di mobilità e core.
Quando ridurre il carico allenante settimanale
Ridurre non è arrendersi. È una scelta tecnica quando il corpo mostra che il rapporto tra stimolo e recupero non è più favorevole. Dopo un'influenza, un viaggio impegnativo, un periodo lavorativo intenso o la comparsa di dolore, intervenire subito è spesso più saggio che tentare di rispettare a ogni costo il programma.
Un dolore localizzato che cambia la falcata, aumenta durante la corsa o resta presente anche nelle attività quotidiane merita attenzione. In questi casi non serve dimostrare carattere: serve evitare che un segnale gestibile diventi uno stop lungo. La corsa premia chi sa ascoltare, non solo chi sa resistere.
Un coach può aiutarti proprio qui, interpretando il carico alla luce delle tue risposte reali e adattando il piano quando necessario. Una preparazione personalizzata non ti protegge da ogni imprevisto, ma evita che un imprevisto si trasformi automaticamente in un errore di programmazione.
La settimana giusta non è quella che impressiona sullo schermo dell'orologio. È quella che, dopo settimana, ti permette di correre con più fiducia, più salute e un obiettivo sempre più vicino.





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